La Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori è stata una fantastica … giornata!

Una meravigliosa occasione per far conoscere al pubblico il fascino del nostro hobby, la sua portata ed importanza ed anche, perché no, il suo lato ludico se guardiamo a come i bimbi più piccoli (ed i più grandi) hanno apprezzato il cimentarsi con il CW al pari di marconisti in erba.
Questo evento è stato un’esperienza immersiva nel mondo della ricerca attraverso laboratori, esperimenti, incontri e performance per scoprire come ricercatori e ricercatrici stanno affrontando oggi le sfide della società.
La ricerca è un viaggio fatto di domande, tentativi, intuizioni, fallimenti e ripartenze, ma è così che funziona: il futuro si costruisce provando, studiando e riprovando come ben sappiamo noi radioamatori.
Evento realizzato dal Politecnico di Torino e dall’Università di Torino con il patrocinio della Città di Torino e della Regione Piemonte e collegato al progetto europeo Unight – United citizens for research. Quindi per noi una “cassa di risonanza” eccezionale, se consideriamo che abbiamo già partecipato ad edizioni passate, ma questa volta la cornice è stata quella del Parco del Valentino, negli spazi rinnovati di Viale Mattioli, del Castello del Valentino e dell’Orto Botanico, più “aperta” e meno defilata ove sono stati raccolti 300 tra laboratori della ricerca, talk, mostre, presentazione di prototipi, passeggiate e visite guidate, workshop, spettacoli e giochi per tutte le età.

Questa posizione, grazie anche alla clemenza del tempo, ci ha permesso di stendere le nostre antenne tra gli alberi del giardino offrendo agli astanti la possibilità concreta di affacciarsi sul mondo delle comunicazioni via radio.
Infatti Unight 2025 si è articolato lungo sette percorsi tematici: e noi ci siamo inseriti in quello relativo all’ Innovazione digitale e sociale.
La cronaca: arrivati abbastanza presto e preso possesso del gazebo a noi dedicato, ci siamo divisi tra il montaggio e taratura delle antenne e l’installazione degli apparati.

Il “progetto” iniziale prevedeva l’attivazione di una stazione operante in SSB ed un’altra in FT8, ideale per mostrare come il mondo della Radio che ha “già” poco più di cento anni possa aprirsi all’innovazione digitale e continuare a favorire la socializzazione tra mondi di diversa lingua, religione, cultura, livello sociale e – lo vediamo tutti i giorni collegando alcuni paesi – anche di diverso orientamento politico.
Purtroppo alcuni problemi tecnici non hanno permesso il corretto e continuo funzionamento di tale stazione, ma ad onor del vero non se ne è sentita molto la mancanza, visto l’enorme interesse suscitato dal cw attraverso i tasti presenti, un oscillofono ed uno storico apparecchio “stampante” in grado di trasferire su nastro di carta le linee ed i punti ricevuti.
Molti credevano fosse una “lingua morta” come il latino, mentre la sua “forza comunicativa” è ancora viva e presente.
Sarà perché la sua essenza di “PORTANTE PRESENTE” e “PORTANTE ASSENTE” è molto affine agli “1” e “0” del mondo digitale? E sarà forse anche per la funzione del cervello nella sua veloce elaborazione e “decodifica” dei segnali e delle informazioni in essi contenuti?

Quindi la postazione si prestava ad assumere anche un aspetto ludico: si sono voluti cimentare non solo gli adulti ed i giovani invogliati a provare di persona quanto magari visto in qualche film o letto in qualche libro, ma anche giovanissimi e piccini affascinati da come un movimento delle loro piccole dita si potesse trasformare in suono.
Pensate che nell’arco della giornata abbiamo avuto circa 180 “marconisti” più o meno in erba e che, a fronte di un orario di chiusura fissato per le 18, alle 19 meno 10 avevamo ancora la fila di chi voleva provare, con i tavoli già vuoti ed il gazebo sgombrato!

La location come detto è stata ideale, situata perimetralmente lungo il passaggio: ha permesso un flusso ed un afflusso costante di pubblico di tutte le età che si è dimostrato interessato, curioso ed anche particolarmente “colto” a giudicare dalle domande che ci sono state poste.

In conclusione, una sola parola: un successo.
La folta presenza di pubblico per noi è stata importante: diffondere la conoscenza dell’ARI e della sua Sezione di Torino è fondamentale, non solo per un “recruiting” di nuove leve ma anche per qualche “abboccamento” per eventuali partecipazioni ad eventi e/o manifestazioni future.
Ma di questo parleremo in un altro articolo.
Marco I1KKZ
[nell’articolo sono presenti citazioni da varie fonti istituzionali ed ufficiali]
