Propagazione in 6Mt.
Lavoro
presentato da IW1AZJ Silvio Ruà al Convegno Annuale del SIX
Italia, Firenze 2003
Introduzione
Questo mio contributo si articola in due parti: la prima, è in
parte ricavata dalla traduzione autorizzata del lavoro
presentato alla 34th Conference of the Central States VHF
Society, Winniperg 2000 da J.R. Kennedy K6MIO/KH6 del Gemini
Observatory di Hilo, Hawaii, al quale vanno i miei
ringraziamenti ; la seconda, è una disamina critica degli
“strumenti” di previsione della propagazione correntemente
impiegati dalla comunità radio amatoriale.

Il ciclo
solare 23 ha ormai raggiunto il suo minimo e l’attivita’ DX in 6
metri si riduce ai tre-quattro mesi estivi quando, grazie all’
ES a salto multiplo, e’ ancora possibile lavorare stazioni al di
la dell’Atlantico.
Il ciclo solare 24, secondo le ipotesi dei vari istituti
scientifici di ricerca, probabilmente anticipera’ la sua
comparsa: e’ allora tempo di approfondire i meccanismi della
propagazione F2 per poter cogliere nel prossimo futuro il
massimo delle soddisfazioni offerte dalla “magic band”.
F2 e sei metri
La propagazione word-wide in F2 è oggetto di particolare
interesse per l’attività in 6 metri. Sfortunatamente, allo stato
attuale è ancora molto difficile prevedere con certezza quando
la banda sarà aperta: il layer F2 è come un puzzle costituito da
alcuni pezzi conosciuti e compresi, ed altri che rimangono
tuttora ignoti.
Per capire (anche se in modo imperfetto) quando la banda si può
aprire, è importante conoscere perché la banda si apre.
Una breve discussione di come il segnale si propaga nella
ionosfera è essenziale per focalizzare tre elementi base della
propagazione F2, quale:
• la
“quantità” di ionizzazione presente;
• l’angolo di attacco del segnale verso la ionosfera;
• la presenza di piccole o grandi irregolarità nella
ionizzazione
La ionosfera e il sole
L’atmosfera della terra si estende per circa 1000 km, con
densità progressivamente crescente verso la superficie terrestre
(metà della sua massa è compresa nei primi 6 km).
Il sole irradia l’atmosfera a partire dagli strati “alti” con
radiazione di diversa lunghezza d’onda (ultravioletti, X-ray,
radiazione cosmica), interagendo nei vari livelli con un
processo di ionizzazione.
Quale lunghezza d’onda è assorbita da uno specifico livello è
determinata dalla densità di particelle di quel livello, e dalla
sua composizione chimica.
I fotoni sono assorbiti quando sono il risultato di una
collisione con un atomo o una molecola. Spesso questa collisione
ha sufficiente energia da sottrarre uno o più elettroni dalla
struttura molecolare del livello interessato. Il processo libera
ioni con carica positiva e negativa: sono questi ultimi
(elettroni liberi) che rivestono un ruolo determinante nel
meccanismo della propagazione radio.
Dato che differenti lunghezze d’onda della radiazione solare
sono assorbite a differenti quote, ogni livello è caratterizzato
da una specifica “soglia” di ionizzazione.

Fig.1 -
Il grafico riporta la densità diurna degli elettroni in funzione
dell’altezza dal suolo, suddivisa nei diversi strati C, D, E,
F1, F2
La radiazione solare nello spettro dell’ultravioletto estremo (EUV),
è la fonte principale di ionizzazione dello strato F2, che si
estende tipicamente tra i 250 e i 400 km dal suolo.

Fig. 2 -
La tabella riporta le caratteristiche di ogni strato, con la
sorgente principale di ionizzazione
La propagazione ionosferica delle onde radio
Quando un’onda radio raggiunge la ionosfera, il campo elettrico
dell’onda forza gli elettroni liberi di quello strato ad una
oscillazione alla stessa frequenza dell’onda.
A questo punto, possono succedere due cose:
• se negli strati più bassi dell’atmosfera il numero totale di
particelle è così alto che gli elettroni in oscillazione
collidono con le stesse immediatamente (ovvero, in meno di un
ciclo d’onda) l’energia dell’onda che ha determinato
l’oscillazione degli elettroni si tramuta in calore e in
definitiva, viene dispersa (ovvero, l’onda radio è assorbita
dallo strato).
• se viceversa, la frequenza di collisione all’interno dello
strato è significativamente inferiore alla frequenza radio e, se
la densità degli elettroni in oscillazione è maggiore di un dato
valore critico, l’intera “nuvola” di elettroni si comporta come
un riflettore statico.
Occorre però notare che nella maggior parte dei casi si
raggiunge una condizione intermedia: se la densità di elettroni
non supera il valore critico (skip value), una parte dell’onda
viene assorbita e anzicchè una riflessione discontinua si avrà
una graduale rifrazione del segnale radio verso terra.
Anche quando la densità critica non è raggiunta e l’onda
attraversa lo strato e si disperde nello spazio, una piccola
frazione dell’onda è reirradiata verso terra. Tralasciando altri
effetti, considerando la sola densità degli elettroni possiamo
determinare analiticamente la frequenza critica fc (o fo),
ovvero la frequenza di un’onda radio trasmessa verticalmente
verso la ionosfera e riflessa indietro verso terra.

N = il
numero che esprime la densità di elettroni liberi
e = la carica degli elettroni
e0 = la permittività nello spazio libero
m = massa dell’elettrone
Ad eccezione di N gli altri parametri sono costanti note,
ovvero, la frequenza critica di uno strato è direttamente
proporzionale alla densità degli elettroni liberi presenti.
Il caso precedente prende in esame un’onda che colpisce la
ionosfera verticalmente, ovvero con un angolo di attacco pari a
90°. Più in generale, perché si abbia uno skip, la massima
frequenza utilizzabile (MUF) che verrà rifratta è determinata
sia dalla densità degli elettroni che dall’angolo con il quale
l’onda colpisce lo strato. Se il segnale è inviato verso
l’orizzonte (ovvero con angolo di radiazione pari a 0°), per la
curvatura della superficie terrestre l’onda colpirà la ionosfera
con un angolo di attacco tra 10° e 20°. La MUF può essere
calcolata quindi come:
Fmax =
fo/sena = fo*1/sena
La cosecante dell’angolo (1/sen) è definito M factor, che
assumendo la ionosfera una sfera perfetta, vale per lo strato F2
circa 3,4

Fmax =
fo/sena = fo*1/sena
La cosecante dell’angolo (1/sen) è definito M factor, che
assumendo la ionosfera una sfera perfetta, vale per lo strato F2
circa 3,4
Fig. 3 - M
varia con l’angolo di attacco. Gli strati più bassi realizzano
angoli più piccoli, fattori M maggiori e MUF più alte, per
medesima quantità di ionizzazione.

La
propagazione F2
La densità di ionizzazione di uno strato dipende sostanzialmente
dall’ammontare della radiazione solare che produce gli ioni
(elettroni liberi) meno la perdita di ioni dovuta alla ricattura
degli elettroni da parte degli ioni positivi.
La frequenza e il meccanismo di questo processo varia largamente
tra strato e strato.
Per differenza di densità degli atomi e molecole allo stato
neutro, nello strato F il meccanismo di ricattura degli ioni è
molto più lento, ragion per cui, anche nelle ore notturne lo
strato può essere sufficientemente ionizzato da consentire lo
skip.
Altro importante effetto nella produzione di ioni è l’angolo con
il quale il sole illumina la ionosfera. Quando i raggi arrivano
con un ampio angolo rispetto la verticale, l’energia è
distribuita su una maggiore area e quindi, la densità di
ionizzazione è minore (max a mezzogiorno, min al sorgere e al
tramonto del sole).
Anche le stagioni ovviamente influiscono sulla quantità di
ionizzazione: nei mesi invernali il sole produce meno
ionizzazione che non in quelli estivi.
Lo strato F2 ha però una particolarità non presente negli altri
strati, chiamata winter anomaly. Anche se la produzione
giornaliera di ioni è maggiore, in estate lo strato è oggetto di
modifica molecolare, che causa un aumento della perdita di
elettroni per ricombinazione allo stato neutro.
Tale perdita è significativamente maggiore dell’incremento di
produzione di ioni dovuto ai mesi estivi, conseguentemente, la
densità diurna di elettroni dello strato F2 nella stagione
invernale è maggiore della densità del periodo estivo.

Fig 4 -
Variazione mensile della MUF nell’emisfero nord, determinato
dalla “winter anomaly” Il valore della MUF è giornalmente
mediato, rilevato a latitudini medie, in prossimità del massimo
solare.
La winter anomaly gioca un altro ruolo importante. Se è inverno
in un emisfero, nell’emisfero opposto sarà estate. In queste
condizioni saranno assolutamente poco probabili path nord-sud
con doppio salto. Dato però che MUF inizia a salire a ottobre
(50% del max) e scende (del 50%) a maggio, si verificano
sovrapposizioni delle MUF dei due emisferi in autunno e in
primavera, determinando condizioni ottimali di propagazione
multisalto sulla direttrice nord/sud del pianeta.
La winter anomaly ha inoltre altri effetti. Abbiamo notato tutti
che durante aperture a doppio salto sulla direttrice nord-sud
verso l’Africa australe non si ascoltano stazioni poste alla
fine del primo salto. La causa è la “bolla” ionosferica
equatoriale conosciuta come equatorial anomaly.

Fig 5 -
Sovrapposizione delle MUF nord e sud, modificata dall’effetto
della anomalia magnetica equatoriale. L’area ombreggiata indica
i periodi maggiormente favorevoli alle medie latitudini per
salti multipli transequatoriali sulla direttrice nord/sud.
Intorno a +- 20° dall’equatore geomagnetico, prevalentemente nel
pomeriggio e nelle prime ore serali, si forma un rigonfiamento
esterno dello strato F2 determinato da elettroni “pompati” verso
l’alto dallo strato E e F inferiore.
Semplificando, i due punti di deformazione determinano un angolo
di attacco più piccolo, un M factor maggiore e una MUF più alta,
a parità di ionizzazione. L’onda non viene rifratta verso terra
ma viene piegata a sufficienza da attraversare l’equatore sino a
colpire l’altro punto dello strato deviato.
Questo salto, definito chordal hop, trova una condizione analoga
che produce una rifrazione con un angolo sufficiente a
determinare la ricaduta a terra del segnale. Rispetto ad un
doppio salto, non essendoci ricaduta intermedia verso terra (con
conseguente doppio assorbimento dello strato D), il path è a
bassa attenuazione. Usualmente le migliori condizioni si
determinano quando che la “bolla” è equamente illuminata dalla
radiazione solare. Ciò si verifica attorno agli equinozi di
autunno e primavera quando il sole si trova sopra l’equatore.

Fig. 6 -
Uno schema di salto transequatoriale (chordal hops) determinato
dai punti di deformazione nord e sud dello strato F2 (south e
north skip points). Questi due punti si trovano all’incirca a
20° nord e 20° sud dell’Equatore geomagnetico.
Il ciclo solare
Per ragioni tutt’ora sconosciute il campo magnetico del sole
inverte la polarità ogni 11 anni circa. Questo fenomeno è
accompagnato da un ciclo di attività solare che raggiunge il max
con la stessa periodicità.
Questo picco, abbastanza ampio, ha significativi effetti sulla
ionosfera per 3-4 anni.
Un’altra significativa variazione del flusso solare è
determinata dalla rotazione del sole sul suo asse ogni 27
giorni. Dato che la sorgente di emissione è di norma delimitata
in un’area ben specifica, ne consegue che quando un lato è
attivo, l’altro è in relativo stato di quiete.
L’analisi degli ultimi cicli consente oggi di prevedere, con
buona approssimazione, l’evoluzione del flusso solare a lungo
termine, ma non fenomeni di breve durata o di significativa
magnitudine.
I periodi di max dell’attività solare influenzano
significativamente la propagazione F2, anche se indici di flusso
solare a 10.7 cm molto alti, per brevi periodi, non garantiscono
sicure condizioni di propagazione.

Fig. 7 -
Progressione del flusso solare a 10.7 cm, per il ciclo 23
corrente
Long Path
L’anomalia equatoriale gioca un ruolo importante anche nella
propagazione long-path.
Se al termine del chordal hop equatoriale il punto di skip
produce un angolo di riflessione molto piccolo (e.g.
superficiale) il segnale si propaga senza ricadute per chordal
hop multipli sino a raggiungere l’altro emisfero. Se qui trova
la medesima condizione equatoriale, al punto di skip terminale
il segnale ricade a terra, realizzando path improponibili per
propagazione a salti multipli.
Nel corso del 2002 questa condizione si è verificata per tre
volte a Torino, con aperture LP verso l’Oceania, il 15 marzo con
KH6SX (579), il 17 marzo con V73AT (599) e il 29 marzo con WH6O,
NH7RO, K6MIO/KH6(!), KH7R.
Significativo è il fatto che in concomitanza dei QSO non si sono
ascoltati gli usuali ZS, V5, ecc. in TEP, ne si hanno avute
condizioni di propagazione per skip multipli verso l’est
asiatico. Il long path non sempre richiede il rigonfiamento
equatoriale (bulge) per propagare il segnale. Ogni condizione
che determina una deformazione dello strato F nel punto di
attacco può produrre lo stesso effetto, anche se con probabilità
molto minore.

Fig. 10 - La deformazione F2 nell’area equatoriale può diventare
lo strumento, se l’angolo d’attacco è ottimale, per riflessioni
multiple “chordal hops” tali da coprire lunghe distanze, con
percorso long path e attenuazioni minime.
Gray Line
Da quanto esposto precedentemente è chiara l’importanza delle
deformazioni dello strato F2 come supporto di propagazione a
lunga distanza. Un’altra causa di “deviazione” dello strato (tilted
layer) è semplicemente il sorgere e il tramontare del sole,
influenti entrambi sull’ammontare della ionizzazione. Sulle aree
al crepuscolo le due zone, una in ombra l’altra illuminata,
presentano sostanziali differenze di ionizzazione, non ancora
“persa” sul lato in ombra, in crescita sul lato illuminato.
L’effetto determina la formazione di due punti di deformazione
dello strato, punti che ruotano giornalmente attorno alla terra.

Fig. 11 -
La figura illustra un possibile percorso long path con salti (hops)
multipli incidenti sullo strato F2 in ombra. Il segnale è
“lanciato” e ritorna sullo stesso emisfero grazie alle
irregolarità determinate dalla Gray Line (linea virtuale dell’
alba e tramonto del sole)
K6MIO riferisce di ripetuti collegamenti tra Hawaii e Sud Africa
per Gray Line path, tipicamente attorno alle 08.00 z (fig. 13),
sfruttando contestualmente condizioni di TEP.
Allo stato attuale non ho riscontri di condizioni analoghe alle
nostre latitudini, anche se varrebbe la pena di approfondire
l’indagine.

Fig. 12 - Path composito QSO’s KH6-ZS: la prima tratta sfrutta
il chordal hop TEP tra Hawaii e Australia dove trova condizioni
Gray Line sino al Sud Africa
Iono scatter
Oltre ai casi esaminati precedentemente vi sono irregolarità di
piccola scala che possono produrre interessanti condizioni, in
particolare se presenti in grande numero. Nelle condizioni
trattate si è preso in considerazione riflessioni determinate da
una singola superficie riflettente di grossa dimensione. Lo
scatter ionosferico si differenzia in quanto determinato da
superfici relativamente piccole, ma numerose. Ciascuna
superficie può essere considerata come una “bolla” di gas
ionizzato con dimensioni variabili da pochi metri a centinaia di
kilometri. Quando l’onda radio colpisce la bolla, la superficie
sferica fa rimbalzare l’onda in tutte le direzioni (da qui il
termine “scatter”). La differente distanza delle bolle dalla
sorgente trasmittente propaga segnali con fase diversa, causando
una ricezione del segnale affetta da distorsione per path
multipli. Le regioni geografiche ove il fenomeno è più comune
sono i tropici e le aree prossime ai poli magnetici. In effetti,
ai tropici il fenomeno è intimamente associato alla anomalia
equatoriale, causa del “rigonfiamento” già discusso. In
prossimità dei poli, il max dello scattering è diurno, agli
equinozi e sembra aumentare durante il max solare. Lo scatter
polare è normalmente acquisibile solo alle alte latitudini
(>50°) nord e sud.
Altri modi “mixed”
La discussione si è focalizzata sullo strato F2, ma oltre la
solita combinazione ionizzazione-angolo di attacco-irregolarità,
vi possono essere altre vie che consentono di raggiungere lo
strato F. Ad esempio, se la ionizzazione F2 non è sufficiente a
supportare un angolo adeguato per un salto, il parziale
ripiegamento dell’onda causato da una ionizzazione parziale
dello strato E può “correggere” l’angolo di attacco sullo strato
F tale da determinare un salto altrimenti impossibile.
Un’altra possibilità è l’allungamento di un path di due o più
salti F2 causato da una riflessione intermedia da ionizzazione
dello strato E.
PARTE II
Gli strumenti di previsione
Come si è visto, la ionosfera è un sistema fisico complesso e la
propagazione F2 è il risultato di una combinazione di fattori.
La presenza di condizioni di sole attivo non è elemento
sufficiente, ma unicamente uno degli indicatori probabilistici
degni di attenzione.
Internet e la rete Packet rendono oggi accessibili dati
cosiddetti di “previsione” basati sugli indici solari e sullo
stato di ionizzazione dei layers, quali:
• gli indici Fo, ricavati dalle Ionosonde
• gli indici di flusso solare (SFU o SFI) e di campo
geomagnetico
• le mappe MUF
Sovente oggetto di false interpretazioni o aspettative, questi
dati devono essere comunque letti in modo critico.
Gli indici foF2
Gli indici Fo sono ricavati da sistemi definiti Ionosonde [3],
normalmente gestiti da organi Governativi o Accademici preposti
allo studio della Ionosfera terrestre, con prevalente
distribuzione in Europa, Nord America, Australia e Giappone.
Funzione delle ionosonde è determinare la concentrazione di
elettroni dei vari strati dell’atmosfera e, conseguentemente, il
relativo indice di rifrazione.Trasmettendo un determinato range
di frequenze e misurando il tempo che impiega ogni singola
frequenza ad essere riflessa è possibile stimare analiticamente
la concentrazione e l’altezza di ogni layer ionizzato.
La ionosonda trasmette uno sweep di frequenza tra 0.1 e 30 MHz.
All’aumentare della frequenza, ogni onda è rifratta in modo
minore dalla ionizzazione del layer attraversato, sino al
raggiungimento del layer che, per concentrazione di
ionizzazione, la riflette a terra. Appenda l’onda raggiunge il
punto di riflessione, la sua velocità di gruppo si approssima a
zero, aumentando in tempo di propagazione del segnale, funzione
approssimata dell’altezza. La frequenza alla quale l’onda inizia
ad essere riflessa dal layer ionizzato è definita frequenza
critica (critical frequency) di quel layer, o Fo.

Fig. 12 - Ionogramma ricavato della Ionosonda dell’Istituto
Nazionale di Geofisica di Roma
Un noto OM olandese [4] frequentemente pubblica con enfasi sulla
rete packet, warning di f0F2 rilevati dalle poche ionosonde
europee (JN61, JP99, KM18, ecc.) che rendono pubblici i dati
real-time sulla rete Internet [5].
Ai fini amatoriali, i dati f0F2 presi singolarmente sono di
limitato interesse perché danno informazioni di ionizzazione F2
limitatamente alla località della ionosonda, area non sempre
acquisibile con angolo di attacco adeguato (troppo vicino o
troppo distante dal QTH).
Per poter disporre di uno strumento utile di previsione
necessiterebbe:
• una maggiore distribuzione di ionosonde, con copertura
planetaria o perlomeno nelle aree di maggiore interesse
• l’accesso ad una quantità significativa di dati in tempo
reale, tali da poter correlare l’esistenza di aree di
ionizzazione contigue o influenti per propagazione a doppio
salto, ecc.
In ogni caso, i dati foF2 sono più significativi ai fini della
propagazione F2, che non il flusso od il numero delle macchie
solari.
A titolo di esempio ho riportato nella figura 13 la collocazione
delle ionosonde europee di interesse per il mio QTH. Dalla mappa
si può notare che prossime o sulla linea dei 2000 km (skip F2/2)
da Torino non vi sono Ionosonde, se non verso la Scandinavia,
direzione peraltro poco interessante ai fini DX per singolo
salto (mare del Nord e isole Svalbard) o estremamente
improbabile per doppio salto. Poiché la Ionosonda rileva
condizioni di ionizzazione solo sulla sua verticale non è
possibile determinare l’estensione dell’area ionizzata, e
quindi, se la condizione è estesa sino alla distanza ottimale.

Fig. 13 – Mappa delle
ionosonde europee; la linea continua indica la distanza di 2000
km
Al sito: http://www.ips.gov.au/images HF sono disponibili mappe
f0F2, da interpretare come strumenti probabilistici (data la
scarsa distribuzione delle ionosonde, i dati intermedi sono
ovviamente interpolati)

Fig. 14 - Mappa FoF2 Nord America - Ovest Europa
I dati relativi all’attivita’ solare
La sorgente di informazione più nota è la stazione WWV che
trasmette ogni tre ore i dati di Flusso solare e di condizioni
del Campo Geomagnetico. Queste informazioni sono peraltro
ripetute sulla rete Packet, a cura di vari OM’s JA3QGI, DK0WCY,
ecc.
Date Hour SFI A K Forecast Logger
16-Dec-2002 09 203 6 1 R=217 No storms=>No storms
16-Dec-2002 06 203 6 2 R=217 No storms=>No storms
16-Dec-2002 03 203 6 1 R=217 No storms=>No storms
16-Dec-2002 00 203 6 2 R=214 No storms=>No storms
15-Dec-2002 21 203 7 1 R=214 No storms=>No storms
IW1AZJ de IK1ZNW-6 16-Dec-2002 1047Z >
SFI (SFU) = Solar Flux Unit a 10.7 cm (2800 MHz) rilevata dal
Radiotelescopio di Penticton, Canada.
A index = indice giornaliero dell’attività geomagnetica derivata
dalla media di 8 indici K registrati a Boulder
K index= l’indice è il risultato della misura rilevata dal
megnetometro di Table Mountain Observa-tory di Boulder,
Colorado, comparata con condizioni di campo magnetico
“tranquillo”; la scala è da 1 a 9 (max) ed ha valore locale.
I dati relativi all’attività solare, e in particolare, l’indice
di flusso SFI sono stati interpretati per anni come
significativi indicatori di ionizzazione dello strato F2 , e
conseguentemente, di condizioni di propagazione DX.
Chi ha praticato la banda dei 6 m da lungo tempo sa che tale
affermazione non corrisponde a verità [6]: con indice SFI uguale
o maggiore di 200 spesso la banda è completamente chiusa, o
ancora, la banda si apre per F2 con indici relativamente bassi
(7/12/2002 VR2DXA, XV9DT con SFI=147).
Il motivo sostanziale è da ricercarsi nella diversa lunghezza
d’onda della radiazione solare: SFI è rilevato nella banda dei
10.7 cm mentre la radiazione UV responsabile della ionizzazione
F2 ha lunghezza d’onda all’incirca di 0,03 mm. Dato che la
distribuzione spettrale del flusso solare varia rapidamente e in
modo inprevedibile, è dimostrato come il flusso a 2800 MHz possa
essere costante mentre il flusso UV cambia, e viceversa
(normalmente è così nel max del ciclo solare; vi è maggiore
correlazione nel min del ciclo). Sfortunatamente, l’atmosfera
terrestre è totalmente opaca agli UV,e la misura in questo
spettro può essere effettuata solo da satelliti. Maggiormente
correlabile è il flusso nello spettro X, dato non ritrasmesso da
WWV, ma disponibile sul sito NOAA [7].

Fig. 16 - Flusso solare nello spettro X rilevato dai satelliti
GOES
Mappe MUF
Abbiamo visto precedentemente come la MUF sia determinabile
analiticamente a partire dal dato FoF2 (ionizzazione) e dal “M
factor”. Ricordiamo ancora come quest’ultimo parametro è
funzione dell’altezza della ionizzazione (nota o stimata) e
dalla distanza del path.
M = 1/sen a = SQR(D2/4H2+1)

Fig. 18 - Mappa MUF ricavata con modello computerizzato ICEPAC
Le mappe MUF disponibili oggi su Internet sono ricavate da
modelli computerizzati statistici, basati su dati storici (vari
indici solari, giorno, anno, ciclo solare, ecc.) per distanze di
path tipici per HF.
Ad esempio, la mappa più nota, Near Real-time MUF Map, è
calcolata per path di 3000 km, distanza inferiore a quello
tipica della propagazione F2 [8]. Un altro modello noto è quello
ICEPAC; per entrambi il software relativo è disponibile sui siti
relativi [9],[10].
Conclusioni
La presenza di propagazione F2 è il risultato di differenti
fenomeni, che insieme, producono l’ottimale combinazione di
ionizzazione e angolo di attacco.
La radiazione solare nello spettro del UV è la principale causa,
ma l’influenza del ciclo solare, del ciclo diurno, della
rotazione solare, dei flares e della anomalia equatoriale sono
altrettanto determinanti.
Così, quando la banda si può aprire? Per analogia si può pensare
la propagazione F2 come una slot-machine, dove alcune ruote non
sono completamente casuali, altre sono sconosciute. Oggi
possiamo dire semplicemente che alle medie latitudini i periodi
favorevoli sono:
• per path nello stesso emisfero nord o sud, nelle ore diurne,
nei mesi tra novembre e maggio, nel max solare, probabilmente
nelle 2 settimane del ciclo solare a 27 gg., più altri fattori
sconosciuti.
• per path transequatoriali, nelle ore diurne, nei mesi
ottobre-novembre e marzo-aprile, nel max solare, probabilmente
nelle 2 settimane del ciclo solare a 27 gg., più altri fattori
sconosciuti.
Al di la di questi suggerimenti, è peraltro chiaro che
un’apertura F2 può verificarsi in ogni tempo, anche come
risultato di un flare al min del ciclo solare; altre aperture si
sono verificate in passato senza alcuna delle condizioni
elencate.
Referenze
[1] K6MIO/KH6 - 50 MHz F2 Propagation Mechanisms,
http://www.uksmg.org/f2propagationmech.htm
[2] The classification of X-ray solar flares,
http://www.SpaceWeather.com/glossary/flareclasses.html
[3] Basic Ionosonde theory, http://www.wdc.rl.ac.uk/ionosondes/ionosonde_basics.html
[4] WEB page PA1SIX, http://www.qsl.net/pa1six
[5] Digisonde Station List, http://ulcar.uml.edu/framesn.htm
[6] NI6E/KH6 - Comment on the irrelevance of WWV numbers to 6m
F2 propagation,
http://www.uksmg.org/shel.htm
[7] Sito NOAA, http://www.maj.com/sun/noaa.html[8] K6MIO/KH6 -
More on 50 MHz F2 propagation - pag. 4,
http://www.uksmg.org/moreon50megF2prop.htm
[9] Near Real-time MUF map, http://www.spacew.com/www/realtime.html
[10] ICEPAC model map, http://elbert.its.bldrdoc.gov/pc_hf/ice_gen
